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I topi al potere

Tempo di lettura: 15 minuti

Un giorno Ernesto si mise a fare delle considerazioni sui topi.

Strani animali, sono gli unici che si trovano in tutto il mondo. Seguono sempre l’uomo, persino nelle sue emigrazioni, si insediarono persino nelle prime navi del neolitico quando l’uomo iniziò a navigare. Vivono dappertutto, in alta montagna e nel deserto, seguono l’uomo perchè sanno che lui sa trarsi di impiccio, così, bene o male, se la cavano anche loro.  È vero che portano la rabbia, la peste ed il tifo, ma loro lo fanno proprio perchè l’uomo abbia paura e ribrezzo di loro. Ernesto volle entrare nel loro mondo, così incominciò ad imparare il linguaggio dei topi. Dopo molti sforzi riuscì a farsi intendere. Incominciò così la straordinaria avventura di Ernesto fra i topi.

Dopo averli conosciuti decise di dare loro una mano. Diventò così la quinta colonna delle tribù dei topi. Al lavoro! Il nostro nemico numero uno è il gatto. Già gli egizi addomesticarono il gatto per la sua capacità di combatterci. Noi continueremo, a modo nostro, l’addomesticamento. Distribuiremo prelibati bocconi avvelenati per i gatti. Ci ungeremo di profumi a loro sgraditi, prepareremo delle trappole speciali. Il nostro nemico numero due è il veleno che tenta di propinarci l’uomo. Non solo non mangeremo più cibi sconosciuti senza assaggiarli prima, ma assaggeremo tutti i cibi, anche quelli noti inoffensivi.

Poi utilizzeremo dei topi cavia dando loro da mangiare tutto quello che troviamo, ed estenderemo così le nostre possibilità alimentari. Inoltre raccoglieremo tutti i cibi sospetti in modo che l’uomo possa pensare che li abbiamo mangiati tutti.

La nostra attitudine più importante è quella di essere degli esploratori. La valorizzeremo al massimo. Faremo delle mappe di tutti i  percorsi possibili, così che  potremo inventare delle scorciatoie e preparare delle nuove via d’attacco e di fuga. Alcuni topi saranno mandati in missione. Ci estenderemo come territorio in modo da poterlo sempre controllare, individueremo altri spazi che potremo utilizzare per la fuga in caso di lotta cruenta contro l’uomo. Per quel che concerne la nostra aggressività, non modificheremo nulla per il momento. Qualsiasi topo maschio estraneo che tentasse di violare il nostro territorio morirà di sincope vagale, come conseguenza di un disordine cerebrale. È sempre stata la nostra strategia quella di spaventare a morte l’avversario solo con il nostro linguaggio di guerra. Nessuna rottura delle classi.

L’uomo ci divide in topi A,B,C. In realtà noi non facciamo alcuna classificazione. È vero che ci sono alcuni topi non troppo acuti, ma è solo lasciandoli così, e facendo loro comprendere la differenza, che o ce la fanno anche loro o, naturalmente, periscono.

Alleanza con le tribù di topi: tutte le conquiste, i progressi, i successi ottenuti dal gruppo verranno comunicati agli altri gruppi in modo che tutti possano disporre dei mezzi per organizzarsi al meglio. Ovviamente nessuna guerra fra di noi.

Una volta Ernesto riuscì a farsi intendere e insegnò ai topi più intelligenti il linguaggio ed il pensiero degli uomini. Insegnò loro anche la tecnica e la scienza. Quando i topi riuscirono a capire, si misero a ridere. Risero come matti. Non ci credevano, proprio non ci credevano, non lo ritenevano possibile che un animale dotato di armi così fantastiche, di tecniche così sofisticate, di mezzi eccezionali e di possibilità quasi illimitate, vivesse così da cretino.

Gli uomini, che potrebbero giocare quasi tutto il giorno, invece lavorano inutilmente. Il lavoro sembra quasi una loro ambizione, ne difendono persino il diritto per spartirsi alla fine un magro boccone. La situazione dell’uomo è talmente astratta che i topi non riuscirono a comprendere, poterono solo metterla in evidenza. Non potevano concepire lo spreco del lavoro umano, l’inutilità dei pensieri diventati sabbie mobili, l’assurdo della situazione quotidiana, la follia della degenerazione.

Ridendo e scherzando un giorno venne fuori l’idea di fare il grosso salto qualitativo: trasformarsi da tribù di topi a civiltà di topi… Chissà… Un giorno o l’altro si potrebbe persino arrivare a superare l’uomo. L’idea prese piede. Una sola legge: sempre emergenza! Non perchè la situazione fosse grave, ma perchè non lo diventasse mai. Nacque così una filosofia, etica ed estetica dei topi che si riduceva a: mai intervenire prima dell’ostacolo. L’uomo ha la presunzione di sapere dove saranno gli ostacoli, così prende delle decisioni a volte importanti come se gli ostacoli fossero reali. I topi non pensano che sia possibile individuare l’ostacolo prima, a meno che non ci sia veramente e in tal caso lo si vede ed è palese che lo si evita. L’uomo molto spesso si comporta in modo irrazionale: crede nella sua presunzione di sapere sempre dove è l’ostacolo, così lo evita e spesso si trova di fronte ad un ostacolo reale. Se non avesse pensato ad un ostacolo ipotetico non avrebbe perso tempo ed energie preziose. L’uomo pretende sempre di capire. Molto spesso si compiace di aver capito quella data situazione, o cosa, e non si rende conto che non la ha capita affatto. È il suo capire che ha capito. Noi topi non vogliamo capire niente. Osserviamo le situazioni quando si svolgono, alla fine sapremo come si sono svolte. Stop. L’uomo ragiona con dei modelli arbitrari che adotta solo perchè vanno abbastanza bene. Noi invece non ragioniamo proprio per niente, andiamo avanti, poi si vedrà, anche perchè non saremo più noi “di adesso”, ma “quelli di domani”.

Al comando della tribù dei topi non si formò un governo. Un piccolo gruppo di topi si dedicava esclusivamente alla ricerca pura. Giocando tiravano fuori tutte le soluzione necessarie. Si rideva. La società prese piede e si sviluppò in base a quel che prima veniva realizzato intellettualmente. Il loro slogan era “doppio si ” oppure “doppio no”, nessuna incertezza. Non si tratta di fare in fretta o adagio, si tratta di fare quel che si può. Non fu stabilita nessuna ideologia, ma un semplice “avanti”.

Un gruppo di topi studiò il pensiero umano al fine di scoprire come mai il genio dell’uomo si è autocastrato arrivando a mangiarsi la coda, al fine di non fare anch’essi la stessa fine. Il primo obiettivo era quello alimentare. Si formarono squadre di assalto che attaccarono i supermercati ed i magazzini alimentari. Nel giro di poco tempo un topo cacciatore, lavorando a tempo pieno, riusciva a procurare il cibo per 20 topi, questo grazie all’apporto dei topi pensatori che, lavorando sodo di cervello, fornirono i sistemi, i trucchi e  gli artifici affichè questi facessero più in fretta e meno fatica nel procurare una sempre maggiore quantità di cibo; nessun topo lavorava a tempo pieno, tutti si aggregarono ai topi pensatori per capire qualcosa di più.

Risolto il problema alimentare, tutti si diedero da fare nell’alimentare un’agricoltura ed un allevamento in modo da diventare autonomi nel caso si fossero estinte le attuali risorse. Dopo poco tempo, questo fu risolto. Un topo agricoltore o allevatore, lavorando poche ore al giorno, era in grado di sopperire alle esigenze alimentare di 6 o 7 altri topi. Si formarono le nuove attività: topi costruttori, navigatori, ecc. inventarono il vino ed i nuovi giochi.

Venne un giorno in cui si parlò di strategia globale per sferrare l’attacco nei confronti dell’uomo. I topi pensatori progettarono che nel giro di pochi anni sarebbe stato possibile sostituirsi all’uomo, al limite usufruire di tutti i suoi mezzi, compresi i calcolatori elettronici e gli aerei a reazione. L’uomo stesso imprigionato avrebbe costruito degli adattatori ai suoi strumenti, idonei ai topi. Prese la parola il più vecchio topo pensatore: ”Per far scomparire l’uomo dalla faccia della terra è sufficiente che noi studiamo per il tempo necessario, anche per intere generazioni se gli anni non bastano, le malattie dell’uomo. Metteremo a punto una malattia su misura per lui in modo che non disponga dei vaccini e neppure di altri mezzi di prevenzione e cura. Ci inoculeremo i virus patogeni e via per il mondo. Noi siamo sempre stati degli ottimi portatori di malattie per l’uomo, e lo saremo ancora meglio quando sapremo cosa porteremo e perchè. Rispolverate la storia, ragazzi, c’è anche la storia del topo. Bibbia I Re 6,5: fummo noi a sconfiggere indirettamente Santherib Di Assiria: lui non avrebbe interrotto la lotta se non fosse scoppiata l’epidemia da noi provocata. Anche Erodoto conferma che fummo noi a salvare Gerusalemme. Il Medioevo offre molte testimonianze documentate, e la peste di Milano è forse la più significativa. Alla guerra, ragazzi!”.

Tutti i topi pensatori erano d’accordo ad attaccare l’uomo ed esposero il loro programma alla comunità. Tutti furono per il si ad eccezione di un piccolo topo esploratore che disse semplicemente, ma a viva voce, “Io no”. Ci fu silenzio generale ed il contestatario continuò: “Io no. Anche se credo che possiamo vincere, se noi facciamo sparire l’uomo dalla faccia della terra, questa vittoria non ci sarà di nessuna utilità per le seguenti ragioni: 1) ci annoieremo molto ad essere gli unici abitanti della terra, e questo ci farebbe sentire soli e ci toglierebbe completamente lo spirito competitivo; 2) anche se la nostra agricoltura andasse a rotoli, se succedesse qualche catastrofe naturale ecc, non dimentichiamo mai che l’uomo è sempre stato la nostra principale fonte di sostentamento e potrà ancora esserlo; 3) è vero che l’uomo violenta la natura che gli ha permesso di arrivare fin dove è arrivato, ma noi dobbiamo prendere esempio e fare il contrario. Noi siamo un prodotto che si è sviluppato ed oggi è arrivato fin qui per mezzo dell’uomo e di questo dobbiamo tenere conto. Pertanto io propongo di dedicare le nostre migliori energie per divertirci”.

Tutti furono d’accordo, si organizzarono nuovi festini, si inventarono nuovi giochi e l’uomo fu lasciato in pace. La società dei topi progrediva. Tutti partecipavano integralmente ai rischi ed ai benefici dell’impresa. Trascorse così un po’ di tempo. Un gruppo di topi pensò, tra l’altro, ai reciproci vantaggi se si fosse fatta un’alleanza con l’uomo. Il tempo era maturo, l’agricoltura e l’allevamento erano floridi, i topi ingegneri avevano costruito dei canali sotterranei inattaccabili, le tane si costruivano in modo da resistere ai gasi asfissianti, i gatti erano rimasti in pochi. L’eventuale alleanza con l’uomo avrebbe potuto significare il parteggiare in modo corretto il il territorio e dividere in modo corretto le risorse naturali ed intellettuali, fare la pace e vivere in pace.

Questa volta si votò. Tutti sì, solo un no. Tutti si stupirono di quel no, sembrava pazzesco ed impossibile che un topo non capisse i vantaggi dell’impresa. Quel debole no venne fuori dal nostro amico topo esploratore ormai vecchio e malandato. Non aveva più eloquenza nè forza, il suo no significava un mondo solo più a lui noto. Non attaccò quando gli chiesero il perchè, non aveva più fiato, si trincerò, disse semplicemente “Addio amici, buona fortuna, auguri, io me ne vado”. Si recò nella sua tana, raccolse poche cose e si incamminò verso la strada che portava verso la steppa. I topi, se fossero stati come gli uomini, avrebbero pensato: “Quello è pazzo”, invece si chiesero come mai lui avesse detto di no: “Forse lui potrebbe aver capito qualcosa che a noi tutti è sfuggito, in fondo siamo un po’ tutti ubriachi del potere e delle conquiste che deteniamo”. Così lo rincorsero e lo pregarono di spiegare loro il perchè del no.

Il vecchio e piccolo topo esploratore disse: ”io non mi fido dell’uomo perchè l’uomo non comanda più, ed io non posso contemplare un’alleanza con un’entità astratta che, tra l’altro, a me non ha proposto niente, perchè non è più in grado di proporre. Io ho visto le mandrie di bisonti quando fuggivano all’impazzata nella prateria in fiamme: quando due mandrie stavano per incrociarsi, lo scontro non c’è mai stato perchè esisteva ancora la vibrazione collettiva. Una mandria accelerava e l’altra (sentando l’accelerazione) rallentava di quell’istante sufficiente per evitare lo scontro. Io ho visto i massacri sulle autostrade dell’uomo: uno accelerava perchè un cartello gli dava diritto, e l’altro accelerava lo stesso perchè non aveva visto un altro cartello che gli imponeva la precedenza. Il risultato dei due cartelli: due morti. Io sono solo un topo ma non tratto con chi per me è inferiore. Io ricordo i nostri avi decimati nelle università di tutto il mondo, ho visto i laboratori segreti di Basilea dove si provava sui nostri antenati lo spappolarsi del cervello umano; ricordo che l’uomo smise l’impegno dei topi nelle sue ricerche solo quando mio nonno diresse la grande rappresaglia: per ogni topo morto si uccidevano 10 bambini. Ricordo le campagne di derattizzazione organizzate dalle fogne ai tetti. Io non ricordo che mai l’uomo ci offrì un pezzo di crosta di formaggio o una possibilità per venirne fuori”.

Tutti si misero a pensare e non fecero l’alleanza con l’uomo e decisero di rimaner topi. Progredirono e crebbero in completa indipendenza ed autonomia, attaccando l’uomo solo sporadicamente quando questi li attaccava. Poco dopo, il nostro amico topo esploratore morì. Lasciò due lettere, il contenuto era comune, una era scritta nel linguaggio dell’uomo per Ernesto, l’altra nel linguaggio dei topi. Diceva pressappoco così: ”Io sono morto. Ringrazio Voi tutti perchè, se ho potuto arrivare ad essere, è perchè lo sforzo è stato comune. Vi lascio, ma rimango insieme a Voi. Ho accumulato una ricchezza immensa che è la Vostra, l’ho raccolta solo perchè ne ero capace e l’ho sempre fatto per tutti noi. Succederà che fra poco Vi annoierete e non saprete più cosa fare. Vi trasformerete senza accorgervene, i bisogni del passato scompariranno, Vi troverete di fronte al niente. Allora trasformateVi. Da esploratori di territori diventate esploratori del Vostro interno, della Vostra mente, dei Vostri visceri, di Voi stessi. L’armonia che trovavate nel mondo è scomparsa, non c’è più, ma ci siete Voi, e c’è un mondo in ognuno di voi più grande di quello reale che può essere in armonia se Voi lo volete. Andando avanti troverete delle trappole e dei pericoli, andate avanti! Capirete delle cose incredibili, supererete dei concetti inimmaginabili, non fermateVi mai. E quando incontrerete qualcosa di più grande di Voi, non preoccupateVi: l’incomprensibile è solo la scusa della Vostra debolezza. Non esiste nessun problema irrisolvibile, occorre solo prenderlo per il verso giusto. A volte troverete dei passaggi ardui: ricordatevi che sono ardui prima, non dopo. Non fermatevi mai e continuate a modificare le situazioni precedenti perchè, se vi fermate, siete prigionieri del cerchio, i contenuti scompariranno e non vi rimarranno che involucri ”.

Ernesto si mise a far di conto. È incredibile come è rimbecillita la maggioranza. È si se il  51% di cretini del tipo A dicono di sì, contro il 49% di no, rappresentati da altri cretini ma di tipo B. Un solo voto utile vale più di un milione di voti inutili. Un voto è utile quando significa un’idea, o porta ad una soluzione, o imposta una conquista. Quando il vecchio esploratore disse “Io me ne vado”, disse molto di più, era tacito, non era velato.

  1. La storia di David e Golia l’ha fatta un uomo di tanti anni fa, se la tenga lui, oggi non serve più.
  2. È solo non accettando il compromesso con se stessi che la propria idea può essere parteggiata perchè nessuno è più disposto a comperare un qualcosa da qualcuno che tenta di venderlo ma non ci crede.
  3. Da domani mattina l’operaio generico potrebbe guadagnare un po’ di più di quello che guadagna attualmente, a parità di costo della vita, lavorando solo due ore al giorno. Questo da domani mattina. Le altre 6 ore devono toccare ai vigili urbani, carabinieri, sbirri, avvocati, giudici, politici, intellettuali, ecc. ecc.; devono toccare a tutti quelli che mettono un bollo tondo e da tutti quelli che fanno rispettare quel bollo. Loro non servirebbero più se l’operaio lavorasse solo 2 ore al giorno.
  4. L’uomo qualunque è solo uno che non crede più, non si fida più, non pensa più. Non perchè è ignorante ma perchè è senza speranza. Egli combatte per prendere la mancia. Lui prende solo la mancia. Gli uomini qualunque si odiano e lottano fra di loro per dividersi gli avanzi del bottino: la mancia!
  5. È stata corrotta persino la vergogna. Questa non è una storia, è una denuncia.

-Fausto Doro

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