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Chi sono e cosa vogliono tutti ‘sti migranti di cui tanto si parla?

tempo di lettura: 15 minuti

Se adesso non puoi leggere ma puoi ascoltare,
ecco podcast in cui leggo l’articolo!

Articolo scritto in data 23.01.2019

Scrivere questo primo articolo si rivela complesso: bombardato oggi dalle molte notizie differenti cerco di crearmi uno spazio, farmi una certa idea delle cose…

Non sapendo da dove iniziare, scelgo di partire da me in questo preciso momento. Sono seduto davanti al PC, sento il contatto delle dita che freneticamente premono i tasti della tastiera, sono accaldato e stanco. Concentrandomi su cosa provo in questo istante, mi accorgo di sentirmi angosciato e un po’ sfiduciato, forse perchè avrei bisogno di appartenenza, fiducia, armonia…

Oggi, 23 Gennaio 2019, sono accaduti vari eventi. Provo a ripercorrerli scrivendone e condividendo con voi il valore che certi pensieri hanno per me: la scrittura, spesso e volentieri, cura.

Prima di narravi come ho vissuto alcune notizie di quest’oggi, però, vorrei scrivervi quanto mi senta contemporaneamente un po’ Italiano, un po’ di Atene e un po’ di Gerusalemme.

Già: per essere Italiani, non possiamo infatti non accorgerci di quanto un po’ di Gerusalemme scorra nel nostro sangue. Siamo infatti nati e cresciuti in una cultura che per più di duemila anni ha promosso i valori del Cristianesimo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, oltre ad essere il nuovo comandamento dato da Gesù, ha permeato la cultura europea così in profondità da non poterci pensare europei, ad oggi, ignorando le nostre radici culturali cristiane.

Non ne voglio fare un discorso di fede perchè non la finiremmo più (Chissà se un Dio esiste, e se esiste, come si manifesta a noi … Magari potremmo parlarne in un futuro articolo!), ma un discorso culturale, dove per cultura intendo l’insieme di valori, simboli e significati che guidano il modo di comportarsi di un gruppo sociale accomunato, appunto, dalla stessa cultura.

Posso quindi sostenere, da cittadino Italiano, che per il fatto di essere nato qui negli anni ’90, la mia vita, volente o nolente, è impregnata di cristianesimo: se faccio del male a qualcuno, poi in un modo o nell’altro mi sentirò in colpa, perchè ho ferito una persona che inconsciamente sento come un fratello.

George Steiner è un filosofo francese di cui conosco ben poco a parte un libricino intitolato “Una certa idea di Europa”, in cui spiega una prospettiva molto idealistica su cosa dovrebbe essere per lui l’Europa e cosa accomuni noi europei.

Anche se per tanti aspetti è molto distaccato dalla realtà, la metafora di Atene e Gerusalemme è sua e mi è sembrata molto interessante. Infatti, rende chiare le origini della cultura europea, identificandole nel cristianesimo, come ho descritto poco sopra, e nella Grecità.

Nell’antica Grecia, infatti, nacquero le prime scuole di filosofia. Il pensare filosofico, cioè porsi domande e cercarne una soluzione scientificamente plausibile, è il modo di procedere dei filosofi, che da 2500 anni, si sono interrogati sulla realtà che ci circonda.

La filosofia ha accompagnato costantemente lo sviluppo dell’Europa per come la conosciamo oggi, trovano alcuni esponenti fondamentali.

Un massimo pensiero cui si è giunti grazie al contributo essenziale della filosofia è relativo all’importanza che le persone hanno in quanto esseri umani, e quindi al rispetto che meritano da parte degli altri, che sono portati a riconoscerli come tali.

Da Socrate in poi, fornendo uno sviluppo della conoscenza nel corso dei tempi, si arriva ad un risultato simile attraverso anche gli studi delle Neuroscienze: ognuno di noi ha nel cervello alcuni neuroni, detti “neuroni specchio” che, come ha dimostrato una équipe di neuroscienziati italiana guidata di Rizzolatti, si attivano ad esempio quando riconoscono una persona compiere un’azione, “scaricando” come se chi osserva compisse la stessa azione (si tratta di un argomento interessante che vi prometto approfondirò in un articolo successivo).

Questa scoperta rappresenta la giustificazione neurobiologica della connessione che esiste tra le persone, e che le persone sono portate a instaurare le une con le altre per sopravvivere.

Si può dire quindi che, indipendentemente dal credo religioso, dalle idee sul mondo e dalle idee politiche, ognuno di noi è mosso in qualche modo verso il prossimo.

Con ciò intendo sottolineare che il mio discorso si vuole rivolgere, partendo da questi presupposti, a tutti gli esseri umani, credenti e non credenti, perchè tutti accomunati dall’umanità.

Tornando però alle notizie di oggi…

Oggi Papa Francesco è partito da Roma Fiumicino per andare a Panama alla Giornata Mondiale della Gioventù, un incontro internazionale deciso dal Papa nel 1987 che si svolge ogni 2/3 anni, in cui giovani cattolici si riuniscono per una settimana in un posto significativo stabilito dal Papa.

Panama City
Panama City

Quest’anno Francesco ha deciso di svolgerla a Panama, che trovandosi esattamente tra l’America latina e l’America del Nord ha un significato simbolico molto impattante se si pensa alle migliaia di migranti che attraversano il canale di Panama diretti verso gli Stati Uniti (passando quindi dal famoso Messico dove Trump vuole costruire un muro).

E’ infatti in corso un grande fenomeno migratorio dal Sud del mondo (America latina, Africa,…), che come ben sappiamo è povero e non offre possibilità per il futuro, al Nord del Mondo (USA, Europa,…), molto ricco, in cui i migranti cercano di emigrare per assicurarsi un futuro migliore.

Si tratta di un fenomeno veramente intricato, per cui è difficile stabilire una causa, un chiaro “Perchè”, e per il quale si possono individuare molti “Come”, anche discordanti.

Papa Francesco, in conferenza stampa, ha commentato le condizioni di vita di questi esseri umani, preoccupato per il loro destino. Questa settimana, infatti, sono morte in mare annegate circa 150 persone cercando di arrivare in Europa. Pensate che roba! 150 tra uomini, donne e bambini che senza saper nuotare si trovano di notte in mare aperto e muoiono soffocati dall’acqua nei polmoni… Forse non ci accorgiamo del significato che hanno i numeri: 150, 300, 1500, che differenza ci fa se tanto a morire sono altre persone? Noi alla fine siamo comodi dietro a uno schermo…

150 è quasi il numero di giocatori che ogni domenica scendono in campo per le partite della serie A. Ecco, è come se la Serie A, in un attimo, scomparisse inghiottita dal mare.

Non ci rendiamo forse conto del significato che hanno queste morti perchè abbiamo molta paura. Siamo impauriti da quella che ci viene fatta vivere come “invasione” del nostro spazio, della nostra normalità.

E ci sta avere paura! È normale essere spaventati da qualcosa di nuovo. D’altronde, ognuno di noi ha il bisogno di sentirsi sicuro e di vivere sciallo nella propria quotidianità. Ma siamo veramente sicuri che la nostra realtà sia così pericolosa come quello che pensiamo?

Ad esempio, quanti di voi (o tra i vostri conoscenti) sono stati aggrediti negli ultimi 6 mesi da un migrante? O, ancora, quanti di voi hanno parlato negli ultimi 6 mesi con un migrante? Io rispondo zero ad entrambe le domande…

Sono dell’idea che le paure vadano affrontate perchè se no, citando il Papa, “La paura ci rende pazzi”.

Affrontare la paura forse significa, per un credente, “Amare il prossimo come se stessi”, vedendo nello sguardo di un’altra persona gli occhi di un fratello, e per un non credente vedere un essere umano che, come noi, ha una storia, dei sentimenti, dei legami (amici, familiari…). Io non so in quale delle due categorie inserirmi, quindi mi limito e immedesimarmi un po’ in entrambi i punti di vista.

C’è poi un’altra opzione, legittima, che è quella di vedere i migranti come qualcuno di estremamente lontano, come “l’ennesimo nigga che sta qui” e da cui mi sento minacciato, per cui mi sento disgustato, forse perchè ho bisogno di sicurezza (per la quale però rimando alla domanda che ho scritto sopra) o di giustizia (perchè non lavorano come tutti noi?).

Sono bisogni legati a domande, domande legittime, a cui è difficile trovare una risposta unica e univoca, ma che è importante porsi comunque. Sarebbe bello trovare una soluzione che accontenti i bisogni di tutti, che per esempio potrebbe passare da un’espulsione di massa, oppure da un’integrazione intelligente.

C’è poi anche il problema che dove ci sono soldi pubblici, in Italia, rischia di esserci purtroppo un po’ di mafia, e quindi la faccenda dei centri di accoglienza possa essere una buona occasione per qualcuno di lucrare sugli altri, come d’altronde accade in molti altri ambiti.

Tra questi centri di accoglienza, però, alcuni funzionano bene, e consentono alle persone ospitate di integrarsi con gli abitanti locali, trovando un lavoro dignitoso, mandando i figli a scuola, realizzando parzialmente il sogno di una vita più decorosa.

Tra i centri di accoglienza che funzionano bene, senza mafie e in grado di garantire una buona integrazione (dal latino “integrare”: rendere intero, conforme, unito..) di chi vi è ospite nel tessuto sociale in cui si inserisce, vi era il Centro Cara di Castelnuovo di Porto, vicino a Roma, uno dei primi ad essere messo in funzione, che rappresenta un luogo significativo anche per i credenti: infatti, Papa Francesco fece lì la lavanda dei piedi del 2016, momento in cui si inginocchiò a lavare i piedi ad alcuni migranti, che definì “nostri fratelli”.

Oggi veniva smantellato il centro, secondo il Decreto Sicurezza di Salvini, da cui sarebbe dovuto partire un pullman carico di persone in mattinata.

Immaginatevi un insieme di persone, ognuna con un nome, una storia, radicate in un luogo e parte di una comunità con la quale costruiscono senso alla loro realtà.

Immaginatevi ora un  altro insieme di persone, N uomini ed N donne di cui di ignora il nome, la storia, i bisogni.

Secondo lo Stato Italiano, stamattina, questo secondo gruppo di persone sarebbe dovuto partire a bordo di un pullman per essere espulso, in quanto irregolare.

A rigor di logica non fa una piega, ma i problemi si iniziano a palesare se pensiamo che questo gruppo è contemporaneamente anche il primo gruppo! A bordo del bus vi erano infatti famiglie -che forse sarebbero state smembrate-, amicizie, storie…

Pensa a quanto sarebbe triste se tu ti trovassi in una comunità di persone in cui ti senti a casa, dove dopo tanta fatica sei riuscito a trovare un lavoro e a mandare i tuoi figli a scuola, e dall’oggi al domani ti venisse detto di dovertene andare, via, non si sa dove.

Cosa faresti se sapessi che dall’oggi al domani le amicizie che tuo figlio di 8 anni ha imbastito con i suoi coetanei alle elementari da un anno a questa parte, in un attimo dovessero rompersi? Pensa a come ti sentiresti se ti venisse detto di partire per una destinazione che non conosci…

Probabilmente ti sentiresti angosciato, stanco, perchè avresti bisogno di essere riconosciuto come persona, e non come un numero o una merce da spostare da un posto all’altro.

Stamattina, la parlamentare italiana Muroni si è imposta e ha impedito la partenza del bus, come potete vedere da questo video .

Credo sia stata molto coraggiosa e abbia fatto il suo dovere, facendosi valer in maniera rispettosa e non violenta.

Siamo consapevoli della portata del fenomeno e della difficoltà di gestione, e anche che quella proposta dal governo sia una delle possibili soluzioni su cui si può discutere. Però, come fa notare la parlamentare, ad attrarre l’attenzione è il metodo. In che modo si ha a che fare con le persone?

Anzichè guardarli da dietro uno schermo, vedendo in loro tanti tra i “neri che arrivano col barcone”, provate a immedesimarvi in ognuno di quei volti, in ognuno di quei fratelli.

Pensa di nuovo cosa significherebbe per te dover partire senza una meta precisa, numerato su di un pullman…

Questa vicenda è ancora più toccante se si pensa che è accaduta il 23 Gennaio, a soli 4 giorni dal 27, la giornata della memoria. Come tutti ben sanno, è il giorno in cui tutto il mondo ricorda l’olocausto: lo sterminio di ebrei, zingari, omosessuali, dissidenti politici, portatori di handicap, malati di mente e altre minoranze operato dalla Germania nazista e dall’Italia fascista il secolo scorso.

Mi piace vedere, nella giornata della memoria, un rimando all’”effetto lucifero”: il fatto che, secondo la teoria dell’eminente psicologo Zimbardo, le persone possano diventare profondamente aggressive e maligne a seconda del contesto in cui si trovano, senza magari rendersi conto di quanto stia loro accadendo. È esattamente quanto è successo nella Germania nazista, e che a mio parere rischia di riaccadere: l’uomo è molto complesso, ma a volte prevedibile.

Tornando ai nostri migranti, quanto dirò ora è scomodo e provocatorio, ma voglio aprire una finestra di dialogo interiore che ognuno può portare avanti per conto suo: Immaginiamo che una famiglia sia portata via dal luogo in cui vive, con un certo preavviso, e gli si dica che dovrà mettersi a bordo di un mezzo con una destinazione non ancora definita (le persone, che non sapranno dove andare, inizieranno ad attivarsi per accaparrarsi vestiti pesanti e coperte, perchè forse saranno mandate in Nord Europa).

Bambini che vanno tutti i giorni a scuola e che fanno amicizia con gli altri, che giocano assieme nell’intervallo, vengono sottratti dal loro ambiente per essere inviati in un luogo sconosciuto, in cui non sanno se potranno andare nuovamente a scuola.

Questo è, come abbiamo detto, ciò che accade tutti i giorni con lo smantellamento dei centri di Accoglienza in tutta Italia, e in queste giornate (vicini al 27), vedere un pullman che esce da un cancello con a bordo persone di cui non si conosce il nome, numerate in “Maschi e Femmine”, dirette in un luogo a loro non noto è ANGOSCIANTE. Il rimando a quanto accadeva in Italia e Germania dopo la promulgazione delle leggi razziali degli anni ‘30 a cui seguirono le deportazioni non è così lontano…

Mi rendo conto di quanto questa possa essere una provocazione, ma è un nostro dovere in quanto cittadini fare attenzione a queste dinamiche, rendendoci consapevoli, senza giudicarci, dell’ipocrisia tipica di tutti noi con cui ci nascondiamo dietro ai problemi quotidiani quando fratelli, esseri umani, soffrono e vengono “Spostati” altrove.

Ora lo so: un pensiero terrificante mi ha assalito oggi. È relativo ai civili tedeschi e agli italiani che, durante le deportazioni dell’olocausto, osservavano cosa accadeva. Erano a conoscenza di cosa stava accadendo ad altri esseri umani? Come si sentivano? Come reagivano a questo sentimento? Forse facevano solo finta di niente…

-Freddie

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