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Pirsig e la sua Metafisica della Qualità

—– Traduzione in lingua italiana di un articolo scritto da Antony McWatt, la prima persona al mondo ad aver ricevuto un dottorato di ricerca sulla “Metafisica della qualità di Robert Pirsig”. Articolo in lingua originale consultabile all’indirizzo https://philosophynow.org/issues/122/Robert_Pirsig_and_His_Metaphysics_of_Quality ——

tempo di lettura: 25 minuti

Se adesso non puoi leggere ma puoi ascoltare,
ecco podcast in cui leggo l’articolo!

Nel 1967, quando il suono psichedelico dell’album “Sgt. Pepper” dei Beatles faceva il giro del mondo, Robert Pirsig iniziò a scrivere un saggio intitolato “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta” per il suo compagno di motocicletta John Sutherland. Al momento della sua pubblicazione definitiva, circa 7 anni dopo, acquisì la lunghezza di un romanzo piuttosto sostanzioso. La cornice narrativa è un viaggio in motocicletta dal Minnesota alla California, compiuto da Pirsig e suo figlio undicenne Chris insieme a John Sutherland e sua moglie Sylvia. All’interno della storia del viaggio -dei luoghi da loro attraversati, delle interazioni tra i protagonisti, del loro prendersi cura delle motociclette- Pirsig tesse riflessioni sulle loro vite, sulla relazione che intercorre tra la tecnologia e l’arte; sul Buddismo Zen; sulla filosofia greca; e in ultima analisi sulle fondamenta dei valori.

Così come “Sgt. Pepper”, il libro di Pirsig divenne un importante “cult” del proprio tempo, sebbene avesse lettori leggermente più anziani e più cinici della maggior parte dei fan dei Beatles. Pirsig ebbe parecchia simpatia per quanto gli hippies e i giovani stessero tentando di fare, ma riconobbe come fosse loro necessario, per poter affermare le loro idee progressiste, fondare tali idee attraverso cambiamenti pratici. L’amore libero, l’edonismo e le sostanze psichedeliche non avrebbero cambiato il mondo in meglio da soli. Questa è una delle prime ragioni per cui “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta” venne scritto. Ci fornisce, tra le altre cose, una cornice razionale (o “serratura statica”) per sostenere gli ideali hippy di pace, amore, creatività artistica e libertà personale. È mio interesse, qui, introdurvi al solo e unico Robert Pirsig, e alla sua Metafisica della Qualità. Spero possiate godervi il viaggio!

Introduzione alla qualità

Oltre a “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta”, Robert Pirsig fu autore nel 1991 di un sequel, “Lila: un’indagine sulla morale”. Il primo è ora il libro di filosofia più venduto di tutti i tempi, avendo venduto milioni di copie in 23 lingue. Insieme, i due libri formano un unico Koan o puzzle Zen, progettato per favorire una comprensione del Bene (o, come direbbe Pirsig, della Qualità) senza incasellarlo all’interno di una definizione statica.

Pirsig è generalmente considerato un filosofo e scrittore statunitense, ma visse per alcuni anni da bambino in Inghilterra, nei primi anni ’30, e successivamente tornò in Inghilterra alla fine degli anni ’70, vivendo su una barca al largo della costa della Cornovaglia. Ha anche scritto gran parte del suo secondo libro in Svezia, il luogo di nascita di sua nonna. Pirsig era generalmente un eremita e, per esempio, non ha mai risposto a un telefono. Spiegò in questo modo il suo comportamento: “Il monaco buddista segue un precetto che lo induce a non indulgere in conversazioni oziose, e penso che la base di quel precetto sia ciò che mi motiva” (Lettera di Robert Pirsig a Bodvar Skutvik, 17 agosto 1997).

Le origini della sua Metafisica della Qualità risalgono al 1959, quando Pirsig era un insegnante di Inglese all’Università Statale del Montana, nel Mid-West americano. Come nuovo docente, notò che era sotto contratto per insegnare la “qualità” ai suoi studenti, anche se i dirigenti del College non avevano chiarito cosa si intendesse con questo termine. Pirsig si rese presto conto che gli insegnanti, per secoli, avevano promosso e bocciato gli studenti sulla base della qualità del loro lavoro, senza possedere alcuna definizione valida di cosa quella qualità fosse in realtà. Fu questa insoddisfacente situazione che diede a Pirsig l’ispirazione per iniziare la sua particolare linea di indagine filosofica.

In “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta”, Pirsig ha esplorato per la prima volta la storia del termine “Qualità”, o ciò che gli antichi Greci chiamavano “Aretè”, risalendo a Platone (428-348 a.C.). Ha concluso che la strana posizione della qualità nell’odierno mondo occidentale ha avuto origine con la divisione di Platone dell’anima umana nei suoi aspetti di ragione ed emozione, all’interno del suo dialogo “Fedro”. In questo dialogo, Platone ha dato la priorità alla ragione rispetto che all’emozione. Poco dopo, Aristotele enfatizzava allo stesso modo l’analisi rispetto alla retorica. E, come conferma Hugh Lawson-Tancred nell’Introduzione alla sua traduzione della retorica di Aristotele del 1991, “Ci sono poche cose che devono essere deplorate nella cultura greca, e in particolare nell’eredità di Platone, tra cui la divisione totalmente forzata e innaturale tra … [i] due studi gemelli” di retorica e filosofia (p. 57). Alla fine, questa divisione divenne il modo di pensare “soggettivo contro oggettivo”, ora ampiamente dominante in Occidente. Quindi ora in Occidente sono presenti obiettività, ragione, logica e dialettica da un lato; e soggettività, emozione, immaginazione, intuizione e retorica dall’altro. I primi termini suggeriscono la rispettabilità scientifica, mentre i secondi sono spesso considerati termini artistici, dotati di poco spazio nella scienza o nella razionalità. È questa concezione platonica della razionalità che Pirsig ha cercato di sfidare riconciliando i mondi dello spirituale (ad esempio, lo Zen), dell’artistico (ad esempio, l’arte) e dello scientifico (ad, esempio la manutenzione della motocicletta) all’interno del paradigma unificante della Metafisica della Qualità.

Purtroppo, Pirsig è morto nell’aprile 2017, all’età di 88 anni. Nel mio dottorato di ricerca ho analizzato da vicino la sua Metafisica della Qualità, e ho concluso che sebbene i concetti filosofici tradizionali come causalità e verità ricevano significati non convenzionali nella scrittura di Pirsig, c’è un vantaggio nell’usare il suo sistema poichè dotato di una coerenza interna carente nei sistemi metafisici basati sull’esempio di Platone. Ho avuto la fortuna di discutere ampiamente di queste idee con lo stesso Robert Pirsig e ho usato estratti di alcune delle sue lettere per chiarire vari punti di ciò che segue.

Chris Pirsig assieme a John e Sylvia Sutherland al passo Bear Tooth . Luglio 1968
Photo di Robert Pirsig

La metafisica della qualità

Pirsig postula che tutto ciò che esiste può essere assunto come un valore (anche se divide i valori in due classi, come vedremo più avanti). Poiché il suo sistema differisce dalla metafisica occidentale tradizionale rendendo i valori la base ultima della realtà, non dovrebbe sorprendere che ciò abbia conseguenze relativamente radicali per la sua rappresentazione della realtà.

In Lila, Pirsig aggiunge quanto segue:

  “La Metafisica della Qualità si associa ai principi di quello che viene chiamato empirismo. Sostiene che tutta la conoscenza umana legittima derivi dai sensi o dal pensiero [basato su] ciò che i sensi forniscono. La maggior parte degli empiristi nega la validità di qualsiasi conoscenza acquisita attraverso l’immaginazione, l’autorità, la tradizione o il ragionamento puramente teorico. Questi, infatti, considerano non verificabili campi come l’arte, la moralità, la religione o la metafisica. La Metafisica della Qualità varia da ciò, sostenendo che i valori dell’arte, della moralità, e persino il misticismo religioso sono verificabili, e che in passato sono stati esclusi per ragioni metafisiche e non per ragioni empiriche. Sarebbero infatti stati omessi a causa dell’assunto metafisico secondo cui tutto l’universo è composto da soggetti e oggetti, e tutto ciò che non può essere classificato come soggetto o oggetto non è reale. Tuttavia, non esistono prove empiriche per questo presupposto. ” (p.121)

Vale la pena sottolineare qui che “soggetti” e “oggetti” sono concetti intellettuali, piuttosto che concetti derivati ​​dall’esperienza. Sfortunatamente, questi concetti sono stati radicati in noi fin dalla tenera età, quindi generalmente accettiamo la loro validità senza porla in dubbio. Tuttavia, questa è fondamentalmente solo una convenzione metafisica. Pirsig direbbe che la realtà può essere suddivisa metafisicamente in numerosi modi, solo che alcuni modi sono migliori di altri.

Quindi, invece di dividere tutto in soggetti e oggetti, Pirsig divide la realtà in Qualità dinamica (volutamente in maiuscolo) e qualità statica. “Qualità dinamica” è il termine con cui designa il flusso in continua evoluzione della realtà vissuta immediatamente, mentre “qualità statica” si riferisce a qualsiasi concetto astratto da tale flusso. Il termine “dinamico” indica qualcosa di non fisso o determinato, il che significa che la qualità dinamica non può essere definita, e perciò una vera comprensione di essa può derivare solamente dall’esperienza diretta. Come afferma Herbert Günther nel suo libro “Filosofia e Psicologia negli Abhidharma” (1957), “l’Ultimo, nel Buddismo, è qualcosa di conoscibile attraverso l’esperienza diretta, e non tramite la teoria o il metodo discorsivo ” (p.235). In altre parole, il Buddha non può spiegare cosa sia la Qualità dinamica, ma può indicare un modo tramite cui ognuno la possa sperimentare, e quindi capire. O come mi scrisse Pirsig in una lettera del 6 ottobre 1997: “È importante mantenere tutti i “concetti “fuori dalla Qualità dinamica. I concetti sono sempre statici. Qualora entrassero in contatto con Qualità dinamica, la supererebbero e proverebbero a presentarla come una sorta di concetto stesso … [Ad esempio] il tempo è solo un problema per i [platonici], poichè se il tempo non ha alcuna delle proprietà di un oggetto, allora deve essere soggettivo. E, se il tempo è soggettivo, ciò significa che le leggi dell’accelerazione di Newton e molte altre leggi della fisica sono soggettive. Nessuno nel mondo scientifico  permetterebbe questo. Tutto ciò mostra un’enorme differenza metafisica fondamentale tra la MDQ [Metafisica della qualità] e la scienza classica: la MDQ è veramente empirica. La scienza no. Per la scienza classica la realtà ultima consiste in una rappresentazione concettuale del mondo oggettivo. Questo concetto è certamente supportato dall’osservazione empirica, ma non è l’osservazione empirica stessa. “

Mostrando i fondamenti orientali della Metafisica della Qualità, in un’altra lettera che Pirsig mi ha inviato datata 17 agosto 1997, il filosofo afferma che la Qualità dinamica si riferisce a ciò che i buddisti chiamerebbero “realtà incondizionata”, mentre la qualità statica si riferisce alla “realtà condizionata” – più comunemente conosciuta dai Buddisti come “il mondo di tutti i giorni”:

“La realtà dinamica che va oltre le parole è il fulcro costante dell’insegnamento Zen … Realtà “non modellata” potrebbe anche funzionare, tranne per il fatto che il termine “non modellata” suggerisce che non ci sia nulla e che tutto sia tranquillo. Non c’è nulla nel senso di nessuna “cosa”, cioè “nessun oggetto”, e i buddisti usano il termine “nulla” in quest’accezione. Tuttavia, il termine Dinamico è più in linea con la citazione dal maestro Zen Kategiri Roshi “Nel nulla c’è una grande attività” … L’errore fondamentale dei positivisti logici secondo me è il presupposto che, poiché la filosofia riguarda le parole, si tratta quindi solo delle parole. Questa è la fallacia di “divorare il Menu invece che il pasto”. La loro tattica argomentativa comune è quella di sostenere che tutto ciò che non possono alimentare attraverso la loro piccola scatola di analisi linguistiche non è filosofia. Ma se la discussione sul “Bene” (che è fondamentalmente al di là delle parole) non è filosofia, Socrate non era un filosofo, poiché quello era il suo argomento principale “.

Per “qualità statica”, Pirsig non si riferisce a qualcosa che manca di movimento nel senso newtoniano di “statico” (ha concordato con me che la parola “stabile” sarebbe stata migliore in quanto supererebbe questa ambiguità), ma si riferisce a qualsiasi pattern ripetuto – cioè a qualsiasi disposizione che appaia abbastanza a lungo da essere notata nel flusso dell’esperienza immediata – sia esso inorganico (ad esempio sostanze chimiche, forze), organico (piante, animali), sociale (città, nidi di formiche) o intellettuale (pensieri, idee).

Robert Pirsig e suo figlio Chris, Luglio 1968
Foto di Sylvia Sutherland

Evoluzione cosmologica

Questi pattern statici sono analoghi sia per i soggetti che gli oggetti; ma sono appunto solo analoghi. Pattern di qualità statica sono relati tra loro in alcuni modi assenti dalla metafisica soggetto-oggetto. Ad esempio, la Metafisica della Qualità riconosce che le quattro categorie di pattern statici sopra enunciati sono collegate tramite l’evoluzione cosmologica. Considerando il Big Bang come punto di partenza dell’universo, in quel momento della storia erano presenti solamente pattern di qualità inorganica, vale a dire forze fisiche. Da allora, nelle fasi successive della storia di questo universo, piante e animali si sono evoluti da pattern inorganici; le società si sono evolute da pattern biologici; e l’intelletto si è evoluto dalle società: “L’universo si sta evolvendo da una condizione di bassa qualità verso una condizione di qualità superiore, ed in un senso statico queste due condizioni non sono la stessa cosa” (Lettera inviatami da Robert Pirsig, datata 23 marzo 1997). Come scrisse una volta il cosmologo Edward Kolb, “Nella trasformazione forse più miracolosa della natura, l’universo si è evoluto nella capacità di riflettere su se stesso e comprendere se stesso”. (Astronomia, febbraio 1998, p. 37).

L’evoluzione cosmologica, che è una nozione più ampia dell’evoluzione biologica, è una considerazione importante nella Metafisica della Qualità, poiché è possibile generare un codice etico da ognuno dei quattro pattern di base dei modelli di qualità. Sebbene Pirsig riconosca che ogni livello di pattern statico è emerso da quello sottostante, ogni livello segue le proprie regole. Le leggi fisiche come l’attrazione gravitazionale (inorganica) si evolvono relativamente lentamente; mentre le leggi della giungla (biologia), la cooperazione tra animali (società) e le idee di libertà e diritti (intelletto) si evolvono relativamente rapidamente. È importante notare che le leggi dei quattro livelli statici spesso si scontrano: basti pensare all’adulterio (bene biologico) rispetto alla stabilità della famiglia (bene sociale). È anche importante sottolineare che la Metafisica della Qualità non suggerisce che questi processi evolutivi siano in qualche modo orientati verso alcuni specifici obiettivi o siano parte di un qualche grande progetto. Come osserva Ernst Mayr, professore emerito di zoologia all’Università di Harvard, “I sostenitori delle teorie teleologiche [orientate agli obiettivi] [dell’evoluzione], nonostante tutti i loro sforzi, non sono stati in grado di trovare alcun meccanismo (eccetto quelli soprannaturali) tramite cui sostenere la loro tesi finalistica. La possibilità che un tale meccanismo possa esistere è stata praticamente esclusa dai risultati della biologia molecolare “. (Scientific American,” Evolution Edition “, Settembre 1978)

Tuttavia, la Metafisica della Qualità segue una forma di “sopravvivenza del più adatto” di stampo darwiniano, in cui “il più adatto” è identificato con “il migliore”. Come sottolinea Pirsig in Lila: “” La sopravvivenza del più adatto “è uno di quegli slogan … che suona meglio quando non chiedi esattamente cosa significhi. Più adatto a cosa? Più adatto alla sopravvivenza? Ciò si riduce alla “sopravvivenza dei più adatti”, che non dice nulla. “Sopravvivenza del più forte” ha senso solo quando “il più forte” è equiparato al “migliore”, vale a dire alla “Qualità”. “(p.179).

In questo contesto, “il migliore” si riferisce generalmente all’opzione che produce la maggiore libertà in termini di capacità delle entità di adattarsi a nuove situazioni. Si potrebbe dire che questa sia la Qualità di Pirsig, equivalente al “Bene” di Platone. E costituisce un aumento della libertà ad ogni livello considerato: per esempio, gli atomi possono cambiare i loro livelli di energia emettendo un fotone; i lombrichi possono controllare la loro velocità e direzione attraverso la terra; gli uccelli sono in grado di volare nel cielo; mentre gli astronauti riescono a raggiungere la Luna.

Questo è il punto in cui la Metafisica della Qualità inizia a discostarsi e ad aggiornare il pensiero buddista tradizionale:

 “La MDQ afferma, così come il buddismo, che il posto migliore sulla ruota del karma sia il mozzo, e non il bordo in cui si è in balia dalle incombenze della vita quotidiana. Ma la MDQ vede la ruota del karma come attaccata a un carrello che sta andando da qualche parte – dalle forze quantiche, attraverso le forze inorganiche, i modelli biologici i modelli sociali, fino ai modelli intellettuali che percepiscono le forze quantiche. Nel VI secolo a.C. in India non vi erano prove di questo tipo di progresso evolutivo e, di conseguenza, il buddismo non vi presta attenzione. Oggi non è più possibile ignorare questi fatti. La sofferenza, che i buddisti considerano come l’unica cosa da cui si deve sfuggire, è vista dalla Metafisica della Qualità semplicemente come il lato negativo della progressione verso la qualità (o, più precisamente, verso l’espansione della qualità). Senza la sofferenza derivante dallo spingerlo, il carrello non si muoverebbe affatto in avanti. ” (Lettera inviatami da Robert Pirsig, datata 23 marzo 1997)

La moralità della qualità

La metafisica della qualità combina i quattro livelli di pattern per produrre un quadro morale generale dotato di una gerarchia evolutiva cosmologica, in cui l’entità o il processo dotato di maggiore libertà sulla scala evolutiva – quello che è più dinamico – ha la precedenza morale. Quindi, ad esempio, un essere umano possiede una precedenza morale su di un cane poichè gli esseri umani hanno un livello più alto di evoluzione cosmologica a causa dell’intelletto. Quindi, oltre ad aggiornare alcune idee buddiste alla luce della scienza moderna, il vantaggio ultimo della Metafisica della qualità sta nel rimuovere la morale dalle convenzioni sociali e ponendola su una teoria dell’evoluzione fondata su basi scientifiche, rimuovendo così gran parte della soggettività culturale riconducibile a credenze etiche (specialmente religiose).

A tale proposito, Pirsig fornisce il seguente esempio:

 “È immorale, come affermano gli indù e i buddisti, mangiare la carne degli animali? La nostra attuale moralità direbbe che è immorale solo se sei un indù o un buddista. Altrimenti va bene, poiché la moralità non è altro che una convenzione sociale. Una moralità evolutiva, d’altro canto, direbbe che è scientificamente immorale per tutti perché gli animali hanno un livello di evoluzione più elevato, cioè più dinamico, di cereali, frutta e verdura. Ma … si potrebbe aggiungere che questo principio morale vale solo dove c’è abbondanza di cereali e frutta e verdura. Sarebbe infatti immorale per gli indù non mangiare le loro mucche in un momento di carestia, poiché ucciderebbero gli esseri umani a favore di un organismo inferiore ”(Lila, p.190 / 191).

Inoltre, usando un punto di vista onnicomprensivo dall’inizio dell’universo, la Metafisica della Qualità fornisce nuove soluzioni a problemi metafisici precedentemente intrattabili, tra cui la relazione tra mente e materia, il problema della causalità e il problema del libero arbitrio opposto al determinismo. Almeno due di questi dilemmi possono essere risolti quando viene utilizzato un approccio evolutivo (come puoi leggere nel mio dottorato di ricerca, su www.robertpirsig.org/PhD.html ). E sebbene si possa sostenere che una metafisica che incorpora un termine centrale che non è definito – Qualità dinamica – non sia una vera metafisica, si può anche sostenere che la forza della Metafisica della Qualità è la sua capacità di incorporare l’ ” assoluto indeterminato” all’interno di un paradigma coerente e orientato scientificamente.

Conclusioni

Platone era forse un po’ troppo fiducioso di quanto fosse utilizzabile nella pratica la sua teoria delle Forme. Mi chiedo se gli sia mai passato per la testa che il suo mentore, Socrate, avrebbe potuto suggerire a lui e agli altri giovani studenti di filosofia ad Atene che il Bene e la Bellezza sono in realtà indefinibili. L’idea delle Forme è stata, ovviamente, inventata da Platone, non da Socrate. Sfortunatamente, come conseguenza del pensiero di Platone secondo cui la realtà può essere sostanzialmente definita, la filosofia occidentale è nello stato in cui si trova oggi: è più una ancella della scienza piuttosto che il suo padrone. Supporre che le parole possano catturare tutti gli aspetti della realtà è un errore comprensibile se si pensa che è stato commesso all’inizio della tradizione filosofica occidentale … ma detto questo, è stato un errore metafisico evitato dalla filosofia dell’Asia orientale. Si pensi all’allegoria di Platone della Grotta dell’ignoranza e alla sua fuga per vedere il Sole del Bene, e lo si confronti quindi con la seguente citazione:

“Non dal suo sorgere vi è la luce  

Non dal suo affondamento vi è l’oscurità

Incessante, continua

Non può essere definita …

L’immagine dell’essere nulla…

Incontrala e non ne vedi il volto

Seguila e non ne vedi più il dorso”

Dao De Jing, Laozi, citato in ZMM, p. 253-54

Se ci si pensa abbastanza a lungo, si vedrà che non ci fu “Grotta dell’ignoranza” fino a quando Platone non mise la cultura occidentale nella sua oscurità metafisica per 2.400 anni! Bene, fortunatamente, Robert Pirsig alla fine trovò una torcia metafisica per aiutare noi occidentali ad uscirci… Tuttavia, Pirsig mostrò un immenso rispetto per Platone (dal momento che l’area tematica principale di Platone era il Bene!). Questo rispetto è stato manifestato da Pirsig nel suo ultimo contributo formale alla filosofia, ossia la prefazione al libro di Donald Moor, “Un caffè con Platone” (2007).

Inoltre, come ha sottolineato Geoff Sheehan nel suo intrigante articolo “Socrate e lo Zen”, in Philosophy Now Issue 113, vale la pena notare che Socrate era spesso abbastanza Zen nel suo approccio a come definire le cose. Sheehan scrive: “Socrate sta cercando conoscenza; o forse è meglio dire che sta cercando saggezza, in quanto i valori in questione non sono solo una questione intellettuale, ma sono valori da vivere. Agli occhi di Socrate, un uomo che afferma di sapere cos’è il coraggio ma che non agisce coraggiosamente dimostrerebbe quindi di non sapere cos’è il coraggio ”(mio il corsivo). Cioè, sono solo i valori vissuti che possono condurre alla saggezza. John Blofeld, un giovane traduttore inglese nella Cina degli anni ’30, conobbe un vecchio saggio Daoista chiamato Tseng Lao-Weng, che lo introdusse rapidamente a questa differenza tra la saggezza dell’Asia orientale e la “conoscenza filosofica” platonica: “La saggezza è quasi soddisfacente quanto del buon porridge, mentre la conoscenza è meno consistente di acqua tiepida versata su vecchie foglie di tè. ”(John Blofeld, The Secret and Sublime: Taoist Mysteries and Magic, 1973, p.208).

Invece di cercare di definire a parole la Bellezza e il Bene, i platonici potrebbero trovare più produttivo trovare saggezza in merito a queste “Forme senza forma” attraverso la pittura, la camminata in montagna, la scrittura di una poesia, la risoluzione di un teorema matematico difficile e / o scrivendo una canzone. Soprattutto, questo processo dovrebbe essere visto come un’avventura nel creare e scoprire cose belle. I testi non platonici possono essere utili guide in questo contesto. Buoni esempi includono F.S.C. Northrop, Homer, Nagarjuna, i monaci taoisti citati da John Blofeld, Patrick Doorly (autore di The Truth About Art) e, naturalmente, lo stesso Robert Pirsig. Dai un’occhiata anche agli articoli su www.robertpirsig.org!

© Dr Anthony McWatt 2017

Traduzione a cura di Freddie

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